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All auctions / Arts & Graphics / Formella Rossa, 2000 - Alfonso Talotta (Viterbo, 1957)

Formella Rossa, 2000 - Alfonso Talotta (Viterbo, 1957)
57d 12hITArt La Rosa

Formella Rossa, 2000 - Alfonso Talotta (Viterbo, 1957)

Formella Rossa, 2000 - Alfonso Talotta (Viterbo, 1957)

paintings antiques ceramica cm 50x22x3 Alfonso Talotta si diploma al Liceo Artistico di Viterbo e, in Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1980 inizia l’attività espositiva con i “Tracciati Urbani”, una particolare ricerca artistica che presenta sbarramenti, incroci e segni, che scaturiscono direttamente dai pneumatici dell’auto, precedentemente dipinti di nero, qualche rara volta di bianco, che vanno ad imprimere sulla tela, in modo freddo ed ossessivo, la loro presenza. Successivamente opera, con delle installazioni, in luoghi di importanza storica, in mostre curate dal critico Giuseppe Gatt. Nella seconda metà degli anni ottanta l’artista lavora ai cicli dei “Frontali” e dei “Segni”. E’ una pittura che si basa su presupposti minimi dove, però, la riduzione è vista come presenza costruita attraverso processi pittorici che puntano più all’essenziale, alla “pelle”, piuttosto che al pieno e al “corpo” e dove il nero diventa luceopaca di una pittura le cui motivazioni si trovano nella costruzione stessa dell’opera. Negli anni novanta Talotta propone i cicli delle “Perforazioni Segniche” e delle “Forme”. Nelle “Perforazioni Segniche” il segno non viene più presentato sulla tela, ma viene svuotato, tolto dalla tavola di legno, attraverso l’asportazione di una parte di essa, concretizzando, così, l’idea del vuoto e dello spazio stesso. Nel ciclo delle “Forme” queste nascono dall’ incontro dei segni, progettati per identificare un’immagine formale interna, vuota, non dipinta che si contrappone, così, con la parte di superficie dipinta e satura: materialità ed immaterialità, pieno e vuoto, peso e leggerezza. Alla fine del 1998 l’artista scopre nella ceramica una nuova possibilità espressiva che diverrà, dal 2000 al 2004, la sua nuova espressione artistica. Nell’ aprile del 2009 Alfonso Talotta viene invitato dai Musei Civici di Ascoli Piceno ad esporre una sua opera in ceramica al Primo Premio Internazionale Biennale di Ceramica presso la Pinacoteca Civica della città marchigiana. Con sessanta opere, tra dipinti e ceramiche, che spaziano dai “Tracciati Urbani” del 1979, ai “Dittici” del 2011, Talotta, nei mesi di aprile/maggio del 2012, tiene la sua prima mostra antologica presso il Palazzo degli Alessandri di Viterbo, curata da Marco Tonelli. Nel novembre del 2012, Mirella Bentivoglio, venuta a conoscenza, attraverso il catalogo della mostra antologica di Talotta, della serie dei “Tracciati Urbani”, contatta l’ artista per manifestargli la propria ammirazione sottolineando l’ importanza di quanto fatto con le opere in questione iniziate nel 1979. Nei mesi di ottobre e novembre 2016 è invitato ad esporre un’ opera ceramica alla Biennale di scultura ceramica “Keramikos 2016” in memoria di Luciano Marziano, presso il Palazzo degli Alessandri di Viterbo e negli spazi museali dell’ Ex Fornace Grazia a Deruta. Nel mese di aprile 2017, Gianni Garrera invita l’ artista ad esporre un’opera nello spazio “Una Vetrina”, a Roma, che rientra nel progetto “The Independent”, condiviso con il MAXXI. Inoltre, tra aprile/maggio, la Fondazione Carivit e l’ Associazione Culturale Nimpha rendono omaggio all’artista, per i suoi 40 anni di attività, con la mostra “La perfetta pittura” curata da Gianni Garrera, al Centro Culturale di Valle Faul a Viterbo, e composta da circa 60 opere dal 1978 al 2017. Successivamente Talotta partecipa alla mostra “Il codice Vulci” con opere in ceramica esposte sia all’ ex convento San Francesco a Canino sia alla Domus del Criptoportico di Vulci. ceramica, cm 50x22x3, Alfonso Talotta si diploma al Liceo Artistico di Viterbo e, in Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1980 inizia l’attività espositiva con i “Tracciati Urbani”, una particolare ricerca artistica che presenta sbarramenti, incroci e segni, che scaturiscono direttamente dai pneumatici dell’auto, precedentemente dipinti di nero, qualche rara volta di bianco, che vanno ad imprimere sulla tela, in modo freddo ed ossessivo, la loro presenza. Successivamente opera, con delle installazioni, in luoghi di importanza storica, in mostre curate dal critico Giuseppe Gatt. Nella seconda metà degli anni ottanta l’artista lavora ai cicli dei “Frontali” e dei “Segni”. E’ una pittura che si basa su presupposti minimi dove, però, la riduzione è vista come presenza costruita attraverso processi pittorici che puntano più all’essenziale, alla “pelle”, piuttosto che al pieno e al “corpo” e dove il nero diventa luceopaca di una pittura le cui motivazioni si trovano nella costruzione stessa dell’opera. Negli anni novanta Talotta propone i cicli delle “Perforazioni Segniche” e delle “Forme”. Nelle “Perforazioni Segniche” il segno non viene più presentato sulla tela, ma viene svuotato, tolto dalla tavola di legno, attraverso l’asportazione di una parte di essa, concretizzando, così, l’idea del vuoto e dello spazio stesso. Nel ciclo delle “Forme” queste nascono dall’ incontro dei segni, progettati per identificare un’immagine formale interna, vuota, non dipinta che si contrappone, così, con la parte di superficie dipinta e satura: materialità ed immaterialità, pieno e vuoto, peso e leggerezza. Alla fine del 1998 l’artista scopre nella ceramica una nuova possibilità espressiva che diverrà, dal 2000 al 2004, la sua nuova espressione artistica. Nell’ aprile del 2009 Alfonso Talotta viene invitato dai Musei Civici di Ascoli Piceno ad esporre una sua opera in ceramica al Primo Premio Internazionale Biennale di Ceramica presso la Pinacoteca Civica della città marchigiana. Con sessanta opere, tra dipinti e ceramiche, che spaziano dai “Tracciati Urbani” del 1979, ai “Dittici” del 2011, Talotta, nei mesi di aprile/maggio del 2012, tiene la sua prima mostra antologica presso il Palazzo degli Alessandri di Viterbo, curata da Marco Tonelli. Nel novembre del 2012, Mirella Bentivoglio, venuta a conoscenza, attraverso il catalogo della mostra antologica di Talotta, della serie dei “Tracciati Urbani”, contatta l’ artista per manifestargli la propria ammirazione sottolineando l’ importanza di quanto fatto con le opere in questione iniziate nel 1979. Nei mesi di ottobre e novembre 2016 è invitato ad esporre un’ opera ceramica alla Biennale di scultura ceramica “Keramikos 2016” in memoria di Luciano Marziano, presso il Palazzo degli Alessandri di Viterbo e negli spazi museali dell’ Ex Fornace Grazia a Deruta. Nel mese di aprile 2017, Gianni Garrera invita l’ artista ad esporre un’opera nello spazio “Una Vetrina”, a Roma, che rientra nel progetto “The Independent”, condiviso con il MAXXI. Inoltre, tra aprile/maggio, la Fondazione Carivit e l’ Associazione Culturale Nimpha rendono omaggio all’artista, per i suoi 40 anni di attività, con la mostra “La perfetta pittura” curata da Gianni Garrera, al Centro Culturale di Valle Faul a Viterbo, e composta da circa 60 opere dal 1978 al 2017. Successivamente Talotta partecipa alla mostra “Il codice Vulci” con opere in ceramica esposte sia all’ ex convento San Francesco a Canino sia alla Domus del Criptoportico di Vulci. Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1980 inizia l’attività espositiva con i “Tracciati, Urbani”, una particolare ricerca artistica che presenta sbarramenti, incroci e segni, che, scaturiscono direttamente dai pneumatici dell’auto, precedentemente dipinti di nero, qualche, rara volta di bianco, che vanno ad imprimere sulla tela, in modo freddo ed ossessivo, la loro, presenza. Successivamente opera, con delle installazioni, in luoghi di importanza storica, in, mostre curate dal critico Giuseppe Gatt. Nella seconda metà degli anni ottanta l’artista lavora, ai cicli dei “Frontali” e dei “Segni”. E’ una pittura che si basa su presupposti minimi dove, però, la riduzione è vista come presenza costruita attraverso processi pittorici che puntano, più all’essenziale, alla “pelle”, piuttosto che al pieno e al “corpo” e dove il nero diventa luceopaca, di una pittura le cui motivazioni si trovano nella costruzione stessa dell’opera. Negli anni novanta Talotta propone i cicli delle “Perforazioni Segniche” e delle “, Forme”. Nelle “Perforazioni Segniche” il segno non viene più presentato sulla tela, ma viene svuotato, tolto dalla tavola di legno, attraverso l’asportazione di una parte di essa, concretizzando, così, l’idea del vuoto e dello spazio stesso. Nel ciclo delle “Forme” queste nascono dall’ incontro, dei segni, progettati per identificare un’immagine formale interna, vuota, non dipinta che si, contrappone, così, con la parte di superficie dipinta e satura: materialità ed immaterialità, pieno e vuoto, peso e leggerezza, . Alla fine del 1998 l’artista scopre nella ceramica una nuova possibilità espressiva che diverrà, dal 2000 al 2004, la sua nuova, espressione artistica. Nell’ aprile del 2009 Alfonso Talotta viene invitato dai Musei Civici di, Ascoli Piceno ad esporre una sua opera in ceramica al Primo Premio Internazionale Biennale, di Ceramica presso la Pinacoteca Civica della città marchigiana. Con sessanta opere, tra dipinti e ceramiche, che spaziano dai “Tracciati Urbani” del 1979, ai “Dittici” del 2011, Talotta, nei mesi di aprile/maggio del 2012, tiene la sua prima mostra antologica presso il, Palazzo degli Alessandri di Viterbo, curata da Marco Tonelli. Nel novembre del 2012, Mirella, Bentivoglio, venuta a conoscenza, attraverso il catalogo della mostra antologica di Talotta, della serie dei “Tracciati Urbani”, contatta l’ artista per manifestargli la propria ammirazione, sottolineando l’ importanza di quanto fatto con le opere in questione iniziate nel 1979. N, ei, mesi di ottobre e novembre 2016 è invitato ad esporre un’ opera ceramica alla Biennale di, scultura ceramica “Keramikos 2016” in memoria di Luciano Marziano, presso il Palazzo degli, Alessandri di Viterbo e negli spazi museali dell’ Ex Fornace Grazia a Deruta. Nel mese di, aprile 2017, Gianni Garrera invita l’ artista ad esporre un’opera nello spazio “Una Vetrina”, a, Roma, che rientra nel progetto “The Independent”, condiviso con il MAXXI. Inoltre, tra, aprile/maggio, la Fondazione Carivit e l’ Associazione Culturale Nimpha rendono omaggio all’, artista, per i suoi 40 anni di attività, con la mostra “La perfetta pittura” curata da Gianni, Garrera, al Centro Culturale di Valle Faul a Viterbo, e composta da circa 60 opere dal 1978 al, 2017. Successivamente Talotta partecipa alla mostra “Il codice, Vulci” con opere in ceramica esposte sia all’ ex convento San Francesco a Canino sia alla, Domus del Criptoportico di Vulci

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